•†»Wolves In Paris«†• -- XVIII Century

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"Natale" alla Taverna
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La giovane, per nulla offesa dal silenzio dell'uomo, si alzò,
assecondando la sua affermazione di riprendere il cammino.
Assistette con distaccata curiosità alla sua "pratica medica"
per mettersi a posto momentaneamente il ginocchio.
Non gli chiese premurosamente come stesse, semplicemente
perchè sapeva che l'orgoglio dell'uomo era forte, e poi poteva
vedere con i suoi occhi che lui stava bene, forse un pò affaticato,
ma stava bene.

Ripresero a camminare lentamente, senza fretta, non avevano
una meta precisa né una scadenza da rispettare.
Ora che aveva respirato l'aria della natura, Claire era più
tranquilla, procedette con il suo passo deciso, non imbarazzata
da quanto aveva rivelato, o intimidita dal silenzio del suo accompagnatore.

Una leggera pioggia iniziò a scendere su di loro, e la giovane senza
fare una piega si portò il cappuccio del mantello sulla testa, in
modo da ripararsi almeno in parte.
Le aveva fatto piacere poter girare, anche se per pochi minuti, a volto
scoperto, poter sentire su di esso la leggera carezza del vento.
In città era necessario, nessuna doveva notare il suo viso o riconoscere
i suoi occhi chiari, segno distintivo della sua antica casata.
Ma almeno poteva osservare le persone senza che esse se ne accorgessero,
e questo era uno dei più importanti insegnamenti che le era stato impartito.
Osservare, studiare i fenomeni con attenzione senza essere scorti...

Con l'uomo al suo fianco, Sander, e con la giovane fanciulla cieca, Beatrice,
aveva abbassato il cappuccio, mostrando il suo volto tranquilla, sicura, perchè
sapeva che loro non l'avrebbero riconosciuta, o tanto meno denunciata.
Beatrice perchè non poteva, anche volendo e poi sembrava troppo gentile per
compiere un gesto così meschino; Sander perchè non si sarebbe mai interessato
a faide infantili che intercorrevano nelle famiglie aristocratiche.

Strinse meglio i lacci che chiudevano la sua borsa, per timore che l'acqua
potesse penetrarvi e rovinare i suoi preziosi libri.
Si girò e trattenne un ghigno.

La pioggia vi fa dolere una vecchia ferita?



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"Sembra confinato nella vita notturna ciò che un tempo dominava in pieno giorno." Sigmund Freud



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è il diritto dell'anima
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di tenerezza, Sogni d'amore. Sogni e Sogni, Fuggevoli, ma eterni bisogni.




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No, Claire.

Guardo' negli occhi Claire, con uno sguardo curiosamente divertito, quasi.
Per un momento sembro' che i lineamenti si fossero distesi, nonostante l'espressione del viso fosse indecifrabile.

La pioggia...


No...

Continuo', enigmatico.

Continuarono a camminare, in un piacevole silenzio, e la pioggia cesso', dopo molti ripensamenti.
Era stata solo una pioggerellina che scendeva a scatti, leggera e per nulla fastiosa.

Corrugando la fronte e strofinandosi gli occhi, chiese:


Vi va se torniamo indietro?

A un tratto sembrava quasi stanco, ma si affaccio' un mezzo sorriso pacato che gli increspava le labbra.

Se non avete altri programmi in serata, possiamo sempre sedere su quella panca improvvisata.

Che schifo stare senza firma.



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Marco says it was "personal problems", Anette says it was "the smoke", and Tuomas says it was "the fans".

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Claire guardò stupita il volto dell'uomo, trovandovi una
debole traccia di divertimento.
Ma non la mantenne, la sua espressione tornò quella
di sempre, imperscrutabile, solo più misteriosa.
Ghignò apertamente ascoltando la sua risposta enigmatica.


Torniamo pure indietro, voi rappresentate per me l'unico svago in questa città!
disse ironica, ma onesta.
Fecero a ritroso la strada percorsa, e ritornarono al tronco
che svolgeva il ruolo di panca per loro.

La pioggia aveva smesso di cadere, ma il cielo non accennava
a schiarirsi, le nuvole continuavano a nascondere il cielo e la sua luna.
I temporali erano frequenti in quel periodo dell'anno, e il freddo
faceva da sovrano in quelle notti cupe.

Mentre si sedeva osservò la gamba offesa dell'uomo e il suo viso che
esprimeva solo un leggero fastidio, non dolore.
Un vago interesse l'animò, alimentato dalla completa assenza di
sofferenza nei suoi occhi, sempre specchi in cui si riflettevano le
emozioni degli altri, in cui le sue non si mostravano.
Nella sua esistenza, Sander, doveva aver vissuto ogni genere di
avventura, la dura e crudele esperienza doveva aver forgiato
il suo carattere distante e indifferente alle sorti del mondo.
Marmo. Duro e freddo marmo.
Il solito ghignò tornò a piegare le sue labbra.
Come se lei fosse così tanto diversa da quell'uomo...

Un luccichio di curiosità ravvivò il suo sguardo, ma fu solo
un attimo, non si estese al viso; era attenta, pronta ad ascoltare
e a ribattere a qualunque affermazione di Sander, anche al suo silenzio.


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O Parigi era molto noiosa, e quindi lui era sinceramente l'unico svago in tutta la citta', oppure Claire aveva tanto senso dell'umorismo. O tanto altro.
La guardo' di sbieco, sorridendo lievemente, cangiante ed enigmatico.
Quello strano sorriso duro' poco: tentare di capire il significato del sorriso dell'uomo era come rincorrere le scia di fumo di una candela appena spenta, che si disperdeva nell'aria, assumendo tante sfumature.
Nonostante gli avvenimenti parigini odierni, trovava la Francia noiosa.
Non riusciva ad abituarsi a Parigi. Neanche le foreste i campi, gli spazi aperti e la natura gli davano conforto.
L'unico posto in cui era stato che aveva trovato piacevole era stato il porto, che oggettivamente di piacevole aveva poco e niente.
Ma a Sander piacevano i porti in generale. Era cresciuto tra l'odore salmastro, le onde che morivano tra gli scogli, le navi in lontananza, il nauseante odore di pesce, la confusione di quando venivano scaricate le merci, le volgarita' degli scaricatori di porto...
Non che aprezzase alcuni degli aspetti elencati. Ma i porti esercitavano malinconia e fascino nei suoi ricordi. Avevano segnato parte della sua infanzia e della sua giovinezza.
Si ritrovo' improvvisamente a ricordare che gli mancava anche la Norvegia.

Venne riportato tra quei campi, su quella finta panchina, vicino alla donna, da una fitta al ginocchio. Ma non si mosse, non diede nulla a vedere. Anche perche' non c'era nulla da mostrare.
Quelle fittine non erano nulla in confronto a quello che aveva passato quando gli avevano sfigurato parte del volto.
Per giorni da un occhio non aveva visto la luce del sole. Poco ci mancava che perdesse parzialmente la vista -assunse una sfumatura strana negli occhi tempestosi, difficilmente catalogabile-.

Ma lo seccava il fatto di averle proprio in quel momento, quelle maledette fitte.
E aveva finito i sigari. Questa cosa lo aveva proprio infastidito. Quella sera aveva tanta voglia di fumare.

D'un tratto, interessato, si volto' verso la borsa della giovane; c'era un spazio aperto, che lasciava intravedere dei libri.
Cautamente chiese, quasi gentilmente:


Posso?

Che schifo stare senza firma.



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Un'osservatrice. Ecco cos'era, e anche piuttosto
attenta e appassionata.
Notò l'assenza dell'uomo che sedeva accanto
a lei, il suo momentaneo allontamento dalla realtà,
riportato in un'epoca passata di cui lei non era a
conoscenza.

Interessata osservò la consapevolezza ritornare
nelle sue iridi chiare, e l'ombra scura che li attraversò.
Ma come una nuvola trasportata via dal vento per essere
rimpiazzata dal cielo limpido, così essa venne sostituita
da un interesse sincero.

La richiesta che fece, però, la spiazzò.
D'istinto ritrasse la borsa, e l'avvicinò a se, ma dopo
un'attenta analisi si accorse che era realmente incuriosito
dai suoi libri, non li avrebbe danneggiati.
Sciocca. Sorrise ironica a se stessa.
Diventava gelosa e irrazionale quando qualcuno toccava
i suoi amati libri, unica fonte di conoscenza e di piacere per lei.

Prese con timore riverenziale uno dei tre tomi che la sua borsa
conteneva, e, dopo aver accarezzato lievemente la copertina,
glielo porse, con uno sguardo serio e attento, quasi intimidatorio.


La Filosofia di Aristotele.

Sorrise al ricordo di quando lo aveva ricevuto...
Il suo maestro glielo aveva regalato per il suo dodicesimo compleanno,
un dono inatteso e molto gradito.
La giovane Claire gli aveva sorriso con sincerità, una delle rare volte
in cui anche lui le aveva ricambiato quella dimostrazione d'affetto.

Lo lasciò nelle mani dell'uomo, certa che lui non avrebbe mai rovinato,
era sicura che avrebbe portato il rispetto dovuto a un oggetto di tale
importanza, sia letteraria che personale.


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Prese cautamente tra le mani il libro di Claire; lo guardava in modo intimidatorio, e Sander sostenne lo sguardo, ma senza sfidarlo.
Lo aveva gia' capito che la ragazza teneva molto ai libri, e alla cultura in generale.
Non avrebbe fatto nulla per dare preoccupazione alla giovane.

Ricordava quando metteva piede nella caotica biblioteca di Boris: aveva libri di ogni genere e grandezza che occupavano anche il pavimento.
Tanti, tantissimi fogli sparsi sulla piccola scrivania, tra le pagine dei libri - e ovviamente, il pavimento.
Le parole del vecchio risuonarono evanescenti, quasi, nella sua testa: mentre il piccolo Sander stava attento a non calpestare nulla o a creare qualche catastrofe in quell'ambiente angusto e familiare, lui diceva:
<< Non c'e' bisogno, Sander. Sono cosi' mal ridotti che non ho paura si rovinino ulteriormente. Basta solo evitare di calpestarli, sputarci sopra, bruciarli e zozzarli, coprendo le parole. Per il resto puoi farne quello che vuoi.>>
Conosceva Boris da quando era molto piccolo: vi andava per lo piu' per studiare.
Con quell'uomo non aveva avuto un vero e proprio rapporto di socievolezza, perche' sembravano entrambi poco inclini alla a conversare. Si scambiavano solo riflessioni -che sfociavano pero' nel lato umano. Rimaneva volentieri con lui per evitare di stare troppo con la famiglia.
Per alcuni argomenti era particolarmente svogliato. Gli interessavano solo per argomentare i motivi per cui li detestava; Boris pero' non lo forzo' mai a leggere qualcosa che andasse contro la sua sincera volonta'.
In quella biblioteca aveva formato gran parte della sua istruzione.

Ma Sander odiava stare rinchiuso, e se poteva leggeva fuori, tra le incontrastate foreste nordiche.
Si sedeva sotto la chioma protettrice di un albero, vicino a un corso d'acqua; oppure, quando non voleva farsi trovare, saliva su un ramo partocolarmente robusto, e si nascondeva per poter stare in tranquillita' con per fatti suoi.
Ma non era stato solo un bambino che amava leggere: la sua natura impetuosa emergereva sempre, ed esigeva di lasciare la lettura o lo studio per essere accontentata.

Ma i problemi si moltiplicavano, giorno dopo giorno. Il malessere familiare lo braccava sempre.

E poi fu morso. E molte cose erano cambiate, da allora.

Tenne gli occhi fissi per un momento sulla copertina: La Filosofia di Aristotele.
Ricordava esattemente, nonostante fossero parecchi anni che non leggeva neanche piu' il nome di Aristotele, di averlo letto.
Il vecchio (che aveva rinunciato ad insegnare il greco al ragazzo, oltremodo contrario nell'apprendimento di questa) gli aveva procurato il libro, e lui l'aveva letto con viva attenzione. -affiancato al rigetto per il greco, si affiancava un apprezzamento per il latino.
Boris adorava gli autori greci e latini; mentre lui era stato piu' un divoratore d'altro genere.
Lo sfoglio' dolcemente - con quelle mani che sembravano incapaci di gesti gentili, e noto' che era pulito, immacolato: invece lui, la prima volta che aveva sfogliato quel libro, era stato su pagine ruvidissime, impolverate e consumatissime, con parecchi segni di strappi ai bordi.


L'ho letto, tanto tempo fa. Ero piu' giovane di voi adesso.

Disse, pacatamente. Il suo tono gutturale sembrava meno spaventoso e piu' tondo, ma conservava sempre quella roca enigmatica venatura.
Parlarono per qualche minuto circa il libro, in quella che si rivelo' una piacevole conversazione per entrambi.
Non prolungo' oltre l'agonia di Claire, restituendole quindi il libro, assieme ad un mezzo sorriso di cortesia.

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Inconsapevolmente seguì ogni suo gesto, ogni suo movimento,
notando con particolare piacere la cura e la delicatezza che
usava quando sfiorava la pagine del libro.
Potè solo immaginare a cosa l'uomo stesse pensando mentre lo sfogliava,
a quali situazioni passate fossero tornate prepotentemente nella sua mente.
Non vide dolore nel suo sguardo, ma una tristezza appena accennata.


Davvero lo avete letto?
Sorrise sorpresa dall'affermazione; non si aspettava che lo avesse letto,
non perchè pensava che fosse ignorante e non sapesse leggere,
ma semplicemente perchè libri sugli antichi pensatori greci e latini
erano alquanto difficili da trovare.


E' interessante conoscere il pensiero di importanti figure del passato,
ci apre gli occhi sul nostro presente e sul modo di vivere di civiltà
antiche ma estremamente ricche..


Lo guardò con gratitudine quando le restituì il suo tesoro, e gli rivolse un
veloce sorriso sincero.
La pacata curiosità di Sander l'aveva colpita, era inconsueto trovare un tratto
così squisitamente gentile in un uomo molto burbero e cupo.
Rimise il libro all'interno della borsa scura, e la richiuse con attenzione.

Con rammarico pensò alla grande biblioteca che era stata costruita in un'ala del
castello della sua famiglia, gestita e curata con amorevole passione
da suo bis-nonno, morto quando lei aveva poco più di quattro anni.
Di lui ricordava poco o nulla, conosceva solo il suo smodato interesse per i libri,
che pareva averle tramadanto, grazie a un frettolosoe brusco racconto del suo
precettore, vecchio amico del suo antenato.
Aveva raccolto durante la sua lunga esistenza un numero indefinito di libri di ogni
genere: filosofia, astronomia, medicina, storia, arte, letteratura, poesia...
Aveva avuto poco tempo per visitare quel luogo ricco di conoscenza, poichè
la sua fuga da casa era stata repentina e non premeditata.

Ritornò con lo sguardo e la mente al presente, e si rivolse leggermente curiosa
all'uomo accanto a lei:


Dovete aver ricevuto un'educazione ottima, allora.


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No, affatto; l'unica educazione che ho ricevuto e' stata quella di combattere per il pane. Il resto e' tutta esperienza e qualche aggancio.

Affermo' deciso e con il suo enigmatico piglio severo, evidenziato dal profilo possente della mascella e dalla voce ferma. Distolse poi lo sguardo da quello ceruleo della donna per posarlo sulla gamba ferita, assorto.
Increspo' le labbra come a voler parlare, ma le serro' subito dopo, mentre i lineamenti del volto si distendevano.
Si alzo' lentamente dal tronco e fece pochi passi, leggeremente zoppicanti, dando le spalle a Claire.
Dopo qualche secondo parlo', con voce impastata di quella che sembrava stanchezza, che, accompagnata dal suo accento non proprio nei melodiosi canoni francesi, produceva un effetto grottesco e affascinante.

Dovete scusarmi, ma mi sento molto stanco. E vi ho trattenuta oltre l'orario in cui le brave donne sono considerate streghe che si riuniscono per ballare agli sfrenati ritmi del Sabba.

Le ultime parole furono pronunciate con cupa ironia, copiate da vescovi e credenti, popolani e scrittori.
Si volto' infine verso la donna, ma solo con meta' busto, con sguardo e occhi indecifrabili.


Edited by "Lupo Guardiano" - 25/1/2009, 20:39

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La giovane lo guardò di traverso e non proferì parola.
Non poteva comprendere la situazione che Sander aveva vissuto,
poichè lei non aveva mai dovuto combattere per sopravvivere;
ma poteva intuire la grande forza e il coraggio che di certo
avevano animato quella lotta disperata.
Del tutto estranea alla battaglia però non era, anche lei aveva
combattuto per qualcosa di profondamente importante, la sua libertà.

Sorrisi ironica alla sua ultima affermazione,
"E vi ho trattenuta oltre l'orario in cui le brave donne sono considerate
streghe che si riuniscono per ballare agli sfrenati ritmi del Sabba."
Aveva fatto ben di peggio...
Ma aveva ragione, non era saggio trattenersi ulteriormente, non voleva
che circolassero voci sospette sulla sua persona, i guai erano l'ultima
cosa che cercava e di cui aveva bisogno al momento.

Inoltre aveva notato la breve smorfia di dolore che era passata sul viso
dell'uomo, e non aveva senso che si affaticasse senza uno scopo logico.
Imitò l'azione di Sander e si alzò in piedi anche lei.


Avete intenzione di tornare in città attraverso la via principale?
Era tornata ad usare un tono più cortese e un linguaggio più formale,
perchè così era stata abituata da piccola: al momento del saluto bisognava
essere impeccabili; ma il suo sguardo era rimasto sempre lo stesso,
orgoglioso e fiero, con un velato e perenne accenno di sarcasmo.


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